E il ritorno ha un sapore diverso.
Dal sale all’attesa di baci.

“Quannu una parola ti pari picca e dui su’ assai”

[Quando la frase detta ti sembra “insufficiente” ma senti che dire oltre sarebbe peggio]

Sto protendendomi verso te
tutta quanta,
tutta intera.
Il Fuoco sta divampando
e riesco a sentirti già così.
Respira & Risplendi.

Quanti dubbi sono in realtà desiderio inconsapevole di non scontentare nessuno?

Troppa luce sembra far splendere.
Ma è con i chiaroscuri che percepisci le profondità.

Non è agli angoli degli occhi, ma dentro che vedi i sogni che ha lasciato il tempo

Meno male che lunedì torno e ti rivedo.
Altrimenti finirei come una gatta in calore a strofinarmi contro i nuraghi.

Si stava meglio quando ci sorprendeva lo stesso guizzo di urgenza negli occhi. E la stessa ansia innescata nelle mani e nelle lingue.

Di quegli amori che nascono stanchi e senza entusiasmi, come quelle partite destinate al pareggio.

È il “giudizio” la più grossa trappola intellettuale.
Perché, a differenza dell’opinione, rifugge di poter cambiare.

Ogni volta che diciamo ai figli “Se fai così mi dai un dispiacere, mi rattristi” spianiamo la strada a chi da adulti vorrà manipolarli.

Si stava meglio quando stavamo insieme e ti desideravo così tanto che mi rammaricavo di avere un corpo solo per amarti. E una sola lingua.

Si può stare sdraiati al sole, confusi fra 1000 persone, ma se chiudiamo gli occhi per pensare a chi amiamo, ci tradisce quel lieve sorriso.

Si stava meglio quando all’alba prima che te svegliavo il tuo uccello. Ed erano i gemiti che mi procurava che svegliavano le allodole.

Più vogliamo essere approvati e “giudicati bene” e più riveliamo quanto poco ci amiamo.
Ché l’amore di sé non necessita dell’amore altrui.

Si stava meglio quando stavamo abbracciati a galleggiare nel nostro “dopo”, che non è mai uguale. Cambia ogni volta ma rimane Meraviglia.

Si stava meglio quando mi abbracciavi esausta, intingevi un dito nello squirt, lo assaggiavi e dicevi che sapeva di mandorle, ma più di magia.

Ci sarà un motivo per cui i romanzi più belli non finiscono mai con un “e vissero felici e contenti”.

Non possiamo salvare nessuno. Né nessuno ci potrà salvare.
Ma solo se disperati lo capiamo, che l’unica vita che possiamo salvare è la nostra.

Si stava meglio quando oscillavamo fra le gocce di sudore dei nostri ventri incollati.
E tu davi quella spinta ancora e spiccavamo il volo.

Si può travestirlo come si vuole, ma il tuit cattivo e senza menzione puzza sempre di fogna.

Si stava meglio quando avevi quelle voglie sulla punta della lingua che non riuscivi a dirmi. E io venivo a prendermele.

Si stava meglio quand’era inverno.
E ti prendevo le mani gelate e le infilavo nella scollatura per scaldarle.
E tu ridevi e io non avevo freddo.

Guardarsi indietro solo per verificare che nessuna zavorra ci insegua.

È con i “spero” che non si cambierà mai niente.
E ci si logora, rimanendo immobili.

I sorrisi più belli li fai a tua insaputa.
Quando d’improvviso ti accorgi che hai voglia di ricominciare.

Si stava meglio nelle nostre notti rubate, che non so com’era possibile che ero io a godere ma le stelle brillavano dentro gli occhi tuoi.

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