Pensavo fosse un intellettuale di sinistra, invece era anche lui razza padrona.

Sbrighiamoci a fare altri tuit di sdegno per Genova adesso, che fra poco iniziano le partite in tv, regà.

#luttonazionale

Non è dai lupi che dovete guardarvi, ma dalle capre, amiche, dalle capre.

Le azioni più belle e quelle più stupide le facciamo quasi sempre quando nessuno ci guarda.

Quando leggo per quali argomenti qui litigate, benedico il fatto che io invece scrivo di sesso e squirt.

Grazie Gesù.

Bellissimi i blablabla.
Ma rimaniamo quelli che in cabina elettorale a Rita Borsellino hanno preferito Totò “vasa vasa”.

Peggio della capra che sta zitta perché non capisce un cazzo, solo la capra che non capisce un cazzo ma parla lo stesso.

Chi parla sempre più che ascoltare forse saprà pure tanto.
Ma è chi sa ascoltare che impara di più.

Meno male che si numerano i genitori, ché se si numeravano gli amanti era un casino!

Certe incomprensioni fra genitori e figli non hanno soluzione:
i primi di frequente dimenticano com’erano quando avevano quei pochi anni. E i secondi comprenderanno i primi solo più in là nel tempo, quando tempo per capirsi spesso non ce ne è più.

Non sempre chi trema e vacilla poi sta per cadere.
Spesso sta solo palpitando di Vita.

Anche l’occhio vuole la sua parte, vero.
Ma è quel che reclama la fica che è davvero vincolante, amiche.

Non è “malato” chi non ama il sesso, né chi non lo fa o lo fa poco o lo fa tanto o fra persone dello stesso sesso o in tre o a testa in giù o come più gli piace.

È malato di “non rispetto per il prossimo” chi si occupa, detta regole e sentenzia su come e se e quanto scopano gli altri.

I carnefici sono orrendi.
Ma pure le “vittime di professione”, quelli che fanno le vittime senza esserlo allo scopo di manipolare gli altri, non scherzano, amici.

Basta essere materialiste, amiche!
Alle cose che non servono a un cazzo preferite il cazzo, che quello serve sempre.

Non è difficile disapprovare, indignarsi, adirarsi.
Il difficile è comprendere.

“Anna Salvaje” é nata per caso: é con la storia d’amore col mio giovane amante che le ho dato vita.
Quasi come una figlia.

Ecco perché si spiega il suo essere troia, ché il frutto non cade mai lontano dall’albero, amici.

Di questa nostra distanza che non é lontananza né assenza, ma presenza continua, costante, potente.
E Desiderio più forte ed urgente.

In riva al lago. Con te nella mente e la voglia potente dei nostri prossimi giorni.

Il seme dell’odio ha attecchito e sta germogliando, vero.
Ma il seme della stupidità è già una pianta bella cresciuta, amici.

È triste quando un uomo per insultare una donna le dice “troia”.
Ma ancora più triste è quando quella donna per difendersi dice “troia” alla madre di lui. Ché così facendo non fa altro che avvalorare quella modalità d’insulto.

Non solo. Se per difendersi da chi ci chiama troia ne insultiamo con “troia” la madre, stiamo praticamente affermando che la vita sessuale di una donna è motivo di vergogna per l’uomo che ne è in qualche modo “proprietario” (figlio, padre, marito, fratello).

Riassumendo: se uno è un caprone coglione diciamogli “coglione” e bon, amiche.

Di quest’amore che non finisce mai, che più ne prendo e più ne voglio.

Un poco come il cazzo, amici.

É la capacità di metterci in discussione, di decidere e scegliere di esser felici, pagandone il prezzo e le conseguenze, che ci rende belli.
E persone migliori.

Nelle sere d’inverno di fronte al camino sedevo con Nonna a guardare il fuoco e lei raccontava.
Diceva: “Quando non ci sono piedi che poggiano sul pavimento, ché si è tutti sul letto, non esistono regole”.

Io ragazzetta non la capivo, ma mi stava insegnando a scopare con gusto, amici.

Prometto di esserti fedele sempre,
nella gioia e nel dolore,
nella salute e nella malattia,
e di amarti e onorarti
fin quando mi sentirò amata.

Proposta Nuovo Rito del Matrimonio Salvaje

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