Due cose sono infinite:
l’universo e la voglia di giudicare le vite degli altri.
Ma della prima non sono sicura.

Anna Einstein Salvaje

Quanto più bella l’umanità sarebbe se di fronte a una tragedia chi non vuole o non può provare pietà, sapesse almeno tacere.

Vinciamo un po’ tutti quando qualcuno, finito ingiustamente nella polvere, solleva la testa e si rialza.

Quelli che si sentono forti calpestando la dignità degli altri
E non sanno che in quello stesso istante perdono l’essenza dell’essere uomini

“Sei un po’ ingrassata” fa imbestialire molte di noi, vero.
Ma è niente in confronto a quanto si imbufaliscono talune se fai sapere loro di avere una vita amorosa e sessuale felice, amiche.

Il tempo cura tutto, vero.
Ma pure trenta botte ben assestate non scherzano.

Vieni,
lasciamo gli animaletti umani
davanti i loro semafori rossi
o immersi nell’acqua a morire di sete.
Tu dammi la mano
e andiamocene al mare.

E bello fare all’amore ripetendo “Ancora”.
Ma pure dover dire esausti “Per stanotte basta, ché se godo ancora una volta muoio..” non scherza.

Vieni su. Ti faccio vedere la mia collezione di auguri per la festa della mamma che vi ho risparmiato sul Tuitter.

Appena rientrata mia figlia mi ha sentito amoreggiare al telefono col mio giovane amante.
Le sono venute le lacrime agli occhi e sospirando gonfia d’orgoglio ha detto:
“Meno male che ho una madre un po’ zoccola ma sicuramente non capra.

Grazie gesù.”

Appena rientrata ho sentito mia figlia imprecare un “porcodio” mentre discuteva al telefono con un’amica.
Non ho detto nulla, ma mi sono venute le lacrime agli occhi.
Come mi sta venendo su bene ‘sta ragazzina, amici.

Grazie gesù.

Una vita a inseguire il mito di un’esistenza tranquilla, sicura e ordinata.
Solo per poi accorgerci che la vitalità è ritmo, sussulto, cambiamento.

Mi ha telefonato la mamma di quelli che fanno i tuit senza menzione.
Dice se possono venire in cucina che è pronta la merenda.

Sali da me. Ti faccio vedere la mia collezione di bozze di tuit per la festa della mamma che vi risparmierò anche quest’anno.

Volevo dire che “coglione”, “stronza”, “idiota”, “testa di cazzo”… so scriverli anche io.
Non lo faccio perché il non farlo fa emergere tutta la capritudine dell’interlocutore che invece li usa.
E poi perché non mi darebbe gusto: io provo gusto solo a fottere, amici.

Ve la ricordate la signora Longari che “era caduta sull’uccello”?
Bon. Il tuitter è pieno di signori Longari che cascano sulla fica: quando non sanno rispondere a una donna allora per denigrarla citano subito i suoi tuit di sesso, amici.

Ma che ne sapete dell’amore e del sesso se usate descrizioni degli atti sessuali per inventare insulti e offese?

Per la #giornatamondialedellalibertadistampa un pensiero ai giornalisti italiani che, in questo momento di confusione e instabilità, sono attanagliati dalla domanda “Ma esattamente quale culo dobbiamo leccare?”

Di quei tornando a casa piene di letizia
e il corpo indolenzito ti ricorda a chi appartieni, con malizia.

Mi geolocalizzo: passerò la giornata sul suo cazzo.
A stasera, amici.

Fissare all’infinito una macchiolina sul muro é alienante, vero.
Ma anche star qui per anni a blaterare su che scarpe e che abiti gli altri debbano indossare, che foto debbano postare, chi deve pagare la cena, che linguaggio debbano usare.. non scherza, amici.

Comunque io non ho la cricca rossobruna.
Prima di tutto sono mora, e poi me la depilo.

Ci stordiamo d’amore, di baci, abbracci, passione.
Ma è quando i corpi smettono di parlarsi, in quel “dopo l’amore”, che si coglie e si sente l’amore.

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