Quando un giorno racconterò di noi parlerò di un tempo in cui la vita era un turbinio di musica e colori e io ridevo sempre.

Bisogna uscire dal bozzolo, per scuotere e spalancare le ali.

Ti guardo e penso che le mie aspettative han fatto bene ad avere la testa dura.

Di quel dolore potente che stordisce il reale,
come un pugile che crolla al tappeto e vede i contorni sfumare.
E lontana,
una voce che conta.

Non tenete sempre il dito sul grilletto.
Metteteci la lingua. (*)

(*) Tuit pacifista

Non ho invidia del pene.
Ho solo una sana voglia di cazzo.

Le abbiamo chiamate “missioni di pace” perché “guerre coloniali” pareva brutto.

Il coraggio più grande non si vede in battaglia, ma nei sentimenti.

Non è la gelosia il pepe dell’amore, ma la complicità.
Maliziosa.

Di quegli innamoramenti che d’improvviso si bloccano, perdono smalto, non spiccano il volo e non diventano amore.

Nei boschi attenti al lupo, certo.
Ma l’orco vive più nel chiuso delle case e nelle chiese.

Siate le donne e le amanti nel modo che più vi piace, ma non fate le crocerossine.

Scegliamo un amore che funzioni e ci sfami il presente, non che rimedi alle cicatrici del nostro passato.

“Ti desidero da morire” è fuorviante.
Ci si desidera da vivere.
Perché desiderare è vita: è a non ascoltare il desiderio che ci si ammala.

Beati gli affamati e assetati di giustizia, perché sicuramente hanno lasciato questo stato canaglia e ora vivono all’estero.

Di una conversazione che è palesemente una lotta di potere, mi piace il non partecipare.

Meglio parole schiette e sincere, persino crudeli, che una comunicazione ambigua.

Copritevi, ché vi si vede tutto il mainstream del politicamente corretto.

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