È triste quando un uomo per insultare una donna le dice “troia”.
Ma ancora più triste è quando quella donna per difendersi dice “troia” alla madre di lui. Ché così facendo non fa altro che avvalorare quella modalità d’insulto.

Non solo. Se per difendersi da chi ci chiama troia ne insultiamo con “troia” la madre, stiamo praticamente affermando che la vita sessuale di una donna è motivo di vergogna per l’uomo che ne è in qualche modo “proprietario” (figlio, padre, marito, fratello).

Riassumendo: se uno è un caprone coglione diciamogli “coglione” e bon, amiche.

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