Centinaia di amanti e nessuno capace d’attraversarmi la pelle.

Mi ha telefonato il culo.
Dice che siamo in troppi a volergli insegnare a cagare.

Mi ha telefonato il culo.
Dice che siamo in troppi a volergli insegnare a cagare.

Di quel delirio febbrile di te che non accenna a sparire.
Si potenzia e si fa meraviglia.

Belle le solidità, le certezze, le sicurezze e le stabilità.
Ma chi ce lo ridarà quel delizioso batticuore?

E piove.
E dovrei essere con te
a percepire le tue vene
con le mani e con il respiro.

Comunque quella cosa che Shakespeare diceva della rosa (che se chiamata con altro nome ha sempre lo stesso odore) vale pure per la merda.

Di quella dolcezza
che diviene forza,
che gonfia,
che batte,
che monta,
poi ancora si scioglie.
E di nuovo mi torna la voglia.

Non è che mi innamori…
È che tu sei proprio nato per incantarmi.

Pensateci voi a chiudere porte e ad aprire portoni, ché io rimango a correre nei prati.

È appassionandosi che si vive e vibra, tutto il resto è un arrancare stanchi.

Smettiamo di essere belli quando il mondo non ci sorprende più.

Le dosi riserviamole in cucina, che a letto e nell’amore la frase perfetta è “senza misura”.

È dolce ed esaltante donare il proprio cuore.
Ma niente è più potente di quando ti viene sequestrato e tenuto in ostaggio.

Di quella voglia di abbracciarti con le braccia e con le gambe.

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