Nessuna frase sa essere potente quanto un abbraccio.
Il desiderio è mio ma me lo gestisci tu.
Centinaia di amanti e nessuno capace d’attraversarmi la pelle.
Mi ha telefonato il culo.
Dice che siamo in troppi a volergli insegnare a cagare.
Mi ha telefonato il culo.
Dice che siamo in troppi a volergli insegnare a cagare.
Meglio sola che male chiavata.
Anche per la notte più spietata arriva sempre un’alba.
Di quel delirio febbrile di te che non accenna a sparire.
Si potenzia e si fa meraviglia.
Belle le solidità, le certezze, le sicurezze e le stabilità.
Ma chi ce lo ridarà quel delizioso batticuore?
E piove.
E dovrei essere con te
a percepire le tue vene
con le mani e con il respiro.
Provare rancore è un castigo autoinflitto.
Per questo mare di luoghi comuni ci vuole un salvamente.
Comunque quella cosa che Shakespeare diceva della rosa (che se chiamata con altro nome ha sempre lo stesso odore) vale pure per la merda.
Pure il mio angelo custode è ateo.
Comunque un lupo senza vizi non sa di nulla.
Di quella dolcezza
che diviene forza,
che gonfia,
che batte,
che monta,
poi ancora si scioglie.
E di nuovo mi torna la voglia.
Non ci sono più le ragioni di una volta.
Non è che mi innamori…
È che tu sei proprio nato per incantarmi.
Il silenzio nelle relazioni non è d’oro. È stronzo.
Quel rumore di fondo andrebbe ascoltato.
Le parole più sconce si dicono con gli occhi.
Pensateci voi a chiudere porte e ad aprire portoni, ché io rimango a correre nei prati.
È appassionandosi che si vive e vibra, tutto il resto è un arrancare stanchi.
Smettiamo di essere belli quando il mondo non ci sorprende più.
Di quel “saperti” che è la mia forza.
A volte siamo errori e a volte siamo sogni.
Le dosi riserviamole in cucina, che a letto e nell’amore la frase perfetta è “senza misura”.
È dolce ed esaltante donare il proprio cuore.
Ma niente è più potente di quando ti viene sequestrato e tenuto in ostaggio.
Spesso il patetico è solo negli occhi di chi guarda.
Di quella voglia di abbracciarti con le braccia e con le gambe.