Si stava meglio quando eravamo al bar a ridere e parlare. E agli sguardi di disapprovazione rispondevamo scambiandoci respiro e lingua.
Tutto torna. Io per precauzione ho messo un allarme con sensore di movimento.
Si stava meglio quando rubavamo al mondo una mattina e mi portavi al lago.
Se le stelle cadenti ti conoscessero ti desidererebbero pure loro.
Si stava meglio quando squirtavo come una fontana di succo di mandorle e tu mi sorridevi.
Si stava meglio quando traboccavo d’amore per te come adesso, ma tu c’eri e te lo facevo defluire addosso.
Guardare e parlare a una splendida bionda e non riuscire a evitare di immaginarla eccitata fra noi.
Era meglio fare i fatalisti, così non era mai colpa nostra.
Tua. Ostinatamente e inevitabilmente.
Ché non ho mai voluto tritasogni
Il problema di quando si pesta una merda è che, pur se si sporca solo la suola, l’odore persiste.
Agli alibi ragionati preferisco le incerte meraviglie.
Mi incanta inevitabilmente chi sa osare e “darsi” perché, sia pure con timore e brividi (o forse proprio per quello), profuma di vita.
Ti amo. Inequivocabilmente.
È scritto nella chimica delle mie percezioni.
Si stava meglio quando mi serravi stretta fra le braccia, che non riuscivo quasi a respirare, eppure mi sembrava di respirar più forte.
Chi si lamenta di non avere un amore, mentre altri “più brutti, più grassi ce l’hanno”, ..ecco.. forse è per questo che non ha un amore..
Non si perde mai se hai amato.
Perché si è diventati più belli.
È quando ci “consigliano” ripetutamente e poi sclerano se decidiamo in autonomia che abbiamo la certezza ch’erano tentativi di manipolazione
Si stava meglio quando allungavo la mano e trovavo la tua.
Si stava meglio quando mi consumavi d’amore, e non adesso che mi consumo di nostalgia.
Le maschere sono belle solo per le orge in ville private.
Mi ha telefonato il tuit senza menzione dopo un confronto.
Ho detto che non mi avrà e ho riattaccato.
Si stava meglio quando avevo fica, bocca e occhi pieni di te.
È solo amando sé stessi che si è capaci poi di amare gli altri per davvero.
Liberamente. E per quello che sono.
Quella voglia di te che mi fa socchiudere gli occhi e girare la testa.
Al nodo in gola ci preferisco il cuore.
Le cicatrici ci fanno belli e forti.
Perché ci ricordano quella volta che, in qualche modo, il lupo ce lo siam mangiato noi.
Peggio dei cattivi, solo i vili.
Oscilliamo,
fra le gocce di sudore
dei nostri ventri incollati.
Una spinta ancora
e spicchiamo il volo
nell’universo del tutto-possibile.
Mai un raggio di sole che trafigga quando serve.
Di quelle rese che sono vittorie.