È bella di una bellezza ambigua, accattivante, misteriosa. Alta, bionda, occhi scuri, zigomi sporgenti e viso triangolare.
Sta inequivocabilmente battendo per strada.
Ma non sono i vestiti indecenti o i tacchi vertiginosi a rivelarlo. E nemmeno il trucco esagerato. Lo racconta il modo compito e formale con cui si è mossa dal marciapiede per avvicinarsi a noi che stiamo salendo in macchina di ritorno da una cena al ristorante. Si è avvicinata con un piglio normale, senza ancheggiare. Segno evidente che l’atteggiamento di prima, sul marciapiede, era adescatore per professione.
«Mi fai accendere signora?», fa con voce profonda e accento sudamericano.
Mi avvicino.
Prendo l’accendino ma non glielo do: accendo e lo accosto alla sigaretta che tiene fra le labbra piene e rosse, mentre mi colpisce il suo profumo, intenso e fruttato.
Lei accende la sigaretta ma io non spengo l’accendino. Con la fiamma che le illumina il viso le dico: «Che bella che sei».
Solleva gli occhi neri a guardarmi e sorridendo mi sussurra: «Pure tu».
Soffia piano sulla fiammella, indica Andrea in piedi vicino alla macchina e aggiunge: «Anche lui è bello. L’avevo notato prima, quando stavate salendo in macchina. Se non era con te gli avrei offerto uno sconto per un lavoretto».
È un lampo.
«Facciamo così», le dico. «Il lavoretto glielo fai lo stesso, ma invece dello sconto mi lasci guardare. A te va bene, amore?».
Andrea mi guarda disorientato. Ho la sensazione che con gli occhi si stia chiedendo se mi sono accorta che è una trans.
Gli sorrido mordendomi il labbro inferiore. La mia risposta è chiara e fuga ogni dubbio: sì. Sì che me ne sono accorta, sì che mi piace, sì che voglio guardare mentre ti fa il lavoretto.
«Va bene per te, amore?», ripete lei facendomi da eco, con un accento che apre tutte le vocali e ammorbidisce le consonanti.
Andrea annuisce. E io lo amo. Lo amo per come sa seguirmi e inseguirmi, per come sa ispirarmi fantasie, per come accoglie ogni nuova sconcezza. Porcate che mi fa immaginare prima ancora, forse, di rendermi conto di desiderarle.
[……]
