Capitolo 18 – Patrizia

Quando vado nel mondo reale, coi miei tailleur, l’aspetto professionale, il distacco calcolato, a volte mi sorprende prepotente un pensiero sconcio, e allora me lo chiedo: come sono diventata così?
Ho avuto la fortuna di nascere libera, senza paura di niente. Qualche volta l’ho incontrata, una libera come me. Una in grado di godere del suo corpo come vuole e con chi vuole. La differenza tra me e lei – tra me e loro – è sempre passata dal modo in cui avevamo imparato.
Molto spesso c’è un uomo libero dietro una donna intimamente puttana, uno che ti insegna. Ecco, io no. Io sono un’autodidatta assoluta. Non c’è un maestro di cerimonie, dietro la mia sessualità.
Certo, a volte era accaduto che mi fossi fatta sottomettere, rendendomi disponibile a tutto, ma era solo una recita per dare sapore al gioco.
Era anche capitato che a sottomettere l’amante di turno fossi io. Ma in ogni caso si era trattato di ricreazione, divertimento, svago.
Lo so solo ora, dopo anni di onorabilissime scopate, quanto per un essere umano possa avere importanza incontrare un maestro. In qualsiasi campo, e il sesso non fa differenza…
Andrea era il mio allievo. Occuparmi della sua educazione sessuale e sentimentale mi esaltava. Mi eccitava persino pensare che le sue future donne mi sarebbero state grate. Me le immaginavo. E immaginavo lui con loro, un giorno. Un lui diventato, anche grazie a me, libero, abile e generoso amante. Fantasticavo di vederli scopare e godere. Mi eccitavo orgogliosa evocando quelle fantasie. Qualche volta mi toccavo.
Ma come sarebbe stato vederlo scopare con un’altra, adesso e finalmente? In quel giro di giostra saremmo rimasti ancora mano nella mano?
[……]

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