Sono sempre stata curiosa. E certe curiosità non si soddisfano leggendo, guardando o facendosi raccontare da qualcuno com’è. Per essere capite e soddisfatte devono viversi sulla pelle. Il corpo diventa una bussola, uno strumento per esplorare l’ignoto, ciò che ti attrae e al tempo stesso ti intimorisce.
Con qualcuno dei miei amanti più intraprendenti avevo sperimentato giochi a tre; due donne e lui, oppure lui, un altro uomo e me.
Vi confesso, non era stato granché. O meglio, erano state esperienze forti, e mi erano piaciute, sì, ma le avevo vissute come in solitaria. Erano solo mie. L’amante che mi accompagnava era sempre stato solo un compagno di viaggio, uno che faceva lo stesso giro di giostra. Ma in quella giostra ero da sola.
Cominciai ad avere voglia di viaggiare con Andrea. Di avventurarmi con lui in terreni dove le coppie in genere non vanno. Un po’ perché mi chiedevo se con quel ragazzo sarebbe stato diverso, se nella giostra proibita che tanto mi attraeva mi sarei sentita sola o lui sarebbe stato con me; un po’ perché volevo rimanergli marchiata nella mente. Volevo essere la prima donna con cui si spingeva oltre, denudandosi senza vergogna o remore.
«Non ti andrebbe di portarmi in un privé?»
[……]
