Ci vedevamo da mesi. Regolarmente. Almeno una volta alla settimana, chiusi tutto il giorno in un hotel a saziarci di noi. Uscivamo solo per mangiare. Più spesso ci portavamo dei panini, che venivano consumati direttamente sul letto, per non perdere tempo. Scopavamo fino a tarda sera, quando prendevo il taxi che mi riportava a casa, spossata e indolenzita, con la pelle gravida delle sue impronte e la voglia di rivederlo che si rinnovava già nell’ascensore di casa mia.
Era un sesso meraviglioso e potente, ma tecnicamente molto semplice. L’unico “azzardo” era stato smettere di usare il profilattico. Cominciai a domandarmi perché Andrea non mi chiedesse mai niente di diverso. Insomma, tanto per partire dalle cose di base, mi domandavo perché non m’avesse ancora chiesto di scoparmi nel culo né si fosse provato ad accennare un seppur debole approccio durante gli amplessi. Avrebbe dovuto venirgli naturale, no? (ci sono uomini che non te lo chiedono: tu stai lì a pecora, convinta che stiano per farti la fica, quando senti il cazzo che preme forte lì… In quei casi, voltarmi e mollare una sberla al cafone di turno era un tutt’uno).
Me lo chiedevo avendo già la risposta, ma di cose del genere una non è mai certa. Non gli piaceva? Non gli piacevo abbastanza io? Non lo aveva mai fatto? Possibile? Era solo timoroso e inesperto?
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