Le donne sanno tutto dell’amore ma non capiscono gli uomini. Fanno fatica ad accettare i meccanismi dei loro desideri. Peraltro, tendono a rifiutare i propri: ogni donna se li trova addosso da bambina, i desideri, cuciti in una tela ordinata, e ne è spaventata tutte le volte che provano a far capolino fuori dal recinto.
Viviamo in una stanzetta avendo a disposizione una reggia. Anche se il sesso ci piace, riusciamo a goderne senza ripensamenti solo quando è santificato dalla coppia o, quanto meno, dall’amore. “Vissero insieme felici e contenti”: ma quante se n’era scopate, prima, il Principe Azzurro? E dopo? La storia mica lo racconta. Non ne ha bisogno. Perché agli uomini, si sa, un divertissement può sempre capitare, mentre alle donne appiccica addosso la lettera scarlatta.
Ma come? Allevate e nutrite con mille “non si fa” e si permettono di esplorare e accettare quelle parti di sé che dovevano tenere spente e zitte? Senza nemmeno sentirsi in colpa?
Certo, nessuno le condanna più al rogo, ma in quanti si sentono ancora disturbati dalle loro scelte quando sono visibili e “diverse”?
Neppure è un caso che a guardarle con malevola compassione siano soprattutto le altre donne. Donne ingrugnite, livorose, che nel chiuso della loro stanzetta giudicano, distinguono, sottolineano le differenze che separano loro, quelle “per bene”, dalle altre, le “streghe”, le donne “per male”, che hanno avuto il coraggio di aprire le porte e scorrazzano nella reggia.
Cambierà mai? Cambierà, sì. Pianissimo, eppure sta cambiando. Salta agli occhi esplorando il sito, è evidente nei numeri degli utenti di sesso femminile. Professioniste del settore? E basta? Non è credibile: le donne iscritte sono tantissime, troppe per pensare che facciano tutte la puttana di mestiere…
Il sistema è facilissimo. Funziona così: sei iscritta tu e un sacco di altra gente. Chiunque contatta qualunque altro utente, che decide se rispondere o no. Insomma, si saltano i passaggi che solitamente intercorrono tra il primo contatto e il sesso: approccio, corteggiamento, resipiscenze, dubbi, equivoci. Ti scrive qualcuno e se ti piace la sua scheda (foto, descrizione, frase di presentazione) rispondi, sennò non rispondi e nessuno se la prende; o se pure se la prende, pazienza. Vi sembra immorale? Cinico? Comunque la pensiate, il sito un vantaggio innegabile lo offre: è comodo.
Ciascuno lo usa come gli pare, ma di solito perché ci si incontri passano parecchie settimane. Prima di concordare un appuntamento gli utenti chattano a lungo, raccontandosi segni zodiacali e colori preferiti, insoddisfazioni coniugali e desideri segreti.
Io, da subito, avevo deciso di utilizzarlo senza perdite di tempo; star lì a chattare non mi andava: preferivo incontrarlo il prima possibile, l’uomo cui avevo deciso di rispondere. Ci vedevamo in un caffè e lo sottoponevo a una sorta di esame. “Casting per il mio letto”, così chiamavo quegli incontri preliminari descrivendoli a Valeria, l’unica amica che sapeva della mia doppia vita.
Non puoi mai affidarti alla sola conoscenza virtuale, se vuoi scopare. Se vuoi scopare con gusto, voglio dire. Ci si può filmare, inviare foto, file vocali, telefonarsi, fare video chat. E la persona all’altro capo del telefono o in foto può sembrarti pure straordinariamente attraente, ma per quanto virtualmente ci si possa raccontare, perfino con onestà e ricchezza di dettagli, resta un’esperienza unilaterale; l’altro è solo una rappresentazione che ci siamo fatti di lui, vive nella nostra mente. Perché non c’è strumento in grado di sostituire lo sguardo fra due persone, o la voce che arriva all’orecchio direttamente dalla bocca dell’altro, senza essere filtrata da un microfono. Ma soprattutto, nel virtuale non c’è l’odore. E l’odore, beh, quello sì che è tutta un’altra storia.
Un buon odore corrisponde quasi sempre a un buon sapore. Ma lo stesso odore può non esser buono per tutti. Scopare una persona sconosciuta non è come assaggiare un nuovo frutto? Io, per esempio, del mango vado pazza, eppure conosco gente che avvicinandolo al naso trova sentore di cherosene, e a mangiarlo non ci pensa nemmeno. Lo capisco: chi metterebbe volentieri in bocca qualcosa dall’odore sgradevole?
L’odore è sempre la prima cosa che deve piacermi di un uomo, se voglio portarmelo a letto. Con il tempo e l’esperienza ho affinato un certo talento: mi accorgo subito, dall’odore, dallo sguardo e dalla voce se un uomo, per quanto esteticamente attraente, può essere o no un buon compagno di giochi sessuali.
Ecco perché incontrarsi subito: se l’uomo non mi fosse piaciuto (e accadeva spesso) avrei perso solo il tempo di un caffè, alla peggio di un pranzo.
Del resto, quel sito si dichiarava non ipocrita. Allora che lo fossimo anche noi, e del tutto. Che senso aveva star lì a menare storie prima di annusarsi? Se le chiacchiere fossero state interessanti, sai la delusione a non ritrovarsi con gli odori? Cercavo amanti, mica amici.
Quando l’uomo superava il casting, al secondo appuntamento quasi sempre si scopava. Se il sesso era soddisfacente venivano altri appuntamenti per qualche settimana o mese. Fino a quando mi annoiavo. A quel punto bastava chiudere con quell’amante e ricominciare.
In realtà mi ricollegavo al sito in anticipo, non appena la voglia si affievoliva, e cominciavo a vedere altri uomini per il caffè o il pranzo di prova, iniziando una nuova relazione prima ancora di chiudere la precedente. Non mi si addicono le perdite di tempo. L’ho già detto.
Mi piacevano, le mie avventure. Ero arrivata a un’età tale da sapere esattamente che cosa volevo e che cosa no.
E in quel momento della mia vita desideravo soltanto sesso.
Sesso nudo. Sesso entusiasta e spensierato, libero e senza legami, bello fin quando durava. Scopate assaporate con calma, nella penombra di una camera d’hotel, oppure consumate di fretta, in piedi, alla toilette di un ristorante, con la voglia di mangiarsi più forte di quella di mangiare. Scopate ripetute o episodiche.
Sesso senza complicazioni, senza problemi, senza intralci o fraintendimenti. Solo piacere, nessuna paranoia di possesso o sdilinquimenti amorosi. E la consapevolezza di potere, in qualunque momento, alzarmi, rivestirmi e girare i tacchi, senza spiegare o dare giustificazioni. Che gli uomini che incontravo fossero sposati era una garanzia di sicurezza, rendeva tutto più semplice e fluido: potevo accettare, rifiutare, rimandare e loro non facevano storie.
Aprivo e chiudevo relazioni quando volevo e quando mi andava.
Non sapevo resistere, o meglio, non volevo resistere alla smania di provare emozioni nuove. Ero affamata di emozioni. E vi cedevo.
L’importante era stare attenta. Adottare le giuste precauzioni per preservare la salute e le opportune cautele per proteggere il mio reale quotidiano.
Evitare luoghi in cui potevo essere riconosciuta, non rivelare il mio vero nome, indirizzo, numeri di telefono, usare un cellulare “dedicato” e avere sempre l’accortezza di cancellare da quello ufficiale la cronologia dei luoghi visitati (inoltre, e a questo non tutti pensano, disattivare la ricerca automatica wifi: avere in elenco fra le connessioni recenti quella di un Motel in periferia o un albergo in centro risulta imbarazzante…)
Avevo di ché essere soddisfatta: il sito si era rivelato un’ottima fonte di generosi amanti. Peraltro, chiarire da subito che non nascondevo un fine diverso da quello di scopare mandava in orbita i prescelti. Non solo. Il fatto che li avessi selezionati fra migliaia di utenti li portava a impegnarsi per continuare ad apparirmi i più desiderabili, i più seducenti, i più maschi. Di solito erano uomini con un passato ricco di storielle varie, che conoscevano bene le donne (difficilmente un uomo che nel proprio passato ha solo un paio di fidanzate e la moglie si rivolge a un sito del genere), quasi tutti maschi alfa che a un certo punto della loro vita avevano deciso di sposare la fidanzata di sempre o comunque una “che non dà problemi”, una di quelle cresciute giocando “a fare la mamma”, con le casette da arredare e i bambolotti da vestire. Uomini ipocriti che non sapevano rinunciare a una moglie con cui frequentare gli amici e andare in vacanza, una buona madre per i figli, tranquilla, che difficilmente avrebbe fatto portar loro le corna (beata presunzione! Sapeste quante di quelle donne ho conosciuto nei privé…)
Ottimi amanti insoddisfatti sessualmente, sostanzialmente indifferenti al fatto che la compagna delle loro esistenze non fosse porca a letto. Pazienza: i nuovi culi e tette da toccare se li sarebbero cercati altrove. Ecco, io ero l’altrove perfetto: una troia vera, intrinsecamente priva della maligna tentazione di mettere a rischio la loro situazione familiare.
Ottimi amanti, dicevamo, che di fastidioso in fondo avevano solo una cosa, l’ego gonfio come un pallone, accompagnato da un atteggiamento ridicolo di superiorità paternalistica (il vizio di “spiegarmi le cose” o di chiamarmi “Piccola”, per esempio, quasi a dirmi “Vedi quanto ci so fare, quanto sei fortunata, bimba?”). Ma era un dettaglio: se avevano un bel cazzo e lo sapevano usare, li perdonavo volentieri. Cercavo amanti, non anime gemelle.
Peraltro, li guardavo e il pensiero mi faceva sorridere. Ero quasi certa che molte di quelle mogli “per nulla porche”, con i figli cresciuti e l’arrivo delle prime rughe, avrebbero cominciato a fantasticare porcaggini a loro volta, e perché no, magari a viverle per conto proprio.
Gli uomini navigati che dopo il matrimonio avevano provato a “mettere la testa a posto” costringendosi a un lungo periodo di fedeltà (ma, si sa, non si sfugge alla propria intima natura…) erano i più generosi di parole, mi colmavano di attenzioni e complimenti, ma anche loro restavano dei fanfaroni, del tutto scontati e prevedibili. Capivo subito che cosa gli passava per la testa prima ancora che lo dicessero o facessero. Non immaginavano nemmeno che “se” e per quante volte li avrei rivisti dipendeva esclusivamente dalla loro abilità di scopatori.
C’era pure una piccola percentuale di “timidoni”, uomini con meno esperienze che avevano puntato tutto sulla carriera e ora si ritrovavano all’affacciarsi della mezza età profondamente insoddisfatti, ma incapaci o troppo timorosi di avventurarsi in un corteggiamento o in un approccio vero. In genere, dopo avere provato a distrarsi e appagarsi con gli hobby più variegati, approdavano al sito sperando di evitare quei “due di picche” che nel reale tanto li atterrivano e che, almeno da me, regolarmente prendevano, perché raramente con loro andavo oltre il caffè. I pochissimi che avevano superato il “casting” lo dovevano non tanto alla prestanza fisica (che comunque doveva esserci, e tanta) quanto al fatto che abitassero in un’altra regione. Avevano il vizio di “attaccarsi”, di mandarmi “messaggini” di buongiorno e buonanotte, di fingere una relazione stucchevole; insomma, di giocare ai romantici, fare gli amanti anni ‘70, tipo “Buonasera dottore”. Tutta roba inutile che, per quanto scopassero bene, potevo sopportare solo le rare volte, una al mese e non di più, in cui passavano per Milano.
E poi c’erano quelli che evitavo come la peste, i peggiori. Non solo ipocriti ma anche cattivelli e piagnoni. Uomini che, con poche o tante esperienze di tradimento, non conoscevano affatto le donne e immediatamente ti parlavano – rigorosamente male – delle mogli.
I più adatti erano i miei simili, disinibiti e liberi (purtroppo non esiste il termine “puttana” al maschile), che cercavano desiderio e gioco senza il bisogno di recitare un rapporto amoroso né la voglia di viverne uno per davvero. Uomini onesti, che mi scopavano con gusto, senza raccontarsi o raccontarmi storie. Sesso appassionato, attento e generoso. Piacere senza pudore. Erezione immediata e prolungata. Qualcuno prendeva pasticche per tenerselo duro? A tante donne il fatto crea imbarazzi e cali di stima, a me no. Il cazzo barzotto non è allegro neppure se sei innamorata, figurarsi quando lui ti è sentimentalmente indifferente: fa venire da piangere.
A quegli uomini mi davo col medesimo slancio, senza chiedere altro se non la reciprocità. Ero la donna ideale, cui nulla davano tranne delle grandi sbattute, ma dalla quale nulla potevano pretendere, in un rapporto di assoluta parità.
In ogni caso, qualunque fosse la categoria dell’amante di turno, il mio mondo segreto restava assolutamente distinto da quello della vita quotidiana, come se una barriera impermeabile li dividesse e nessuno dei due potesse contaminare l’altro. Così dormivo tranquilla la notte, non avevo sensi di colpa, e nessun bisogno di analisti o confessori. Transitavo fra i miei mondi paralleli come dal sonno alla veglia, ma ero reale in entrambi. Uno sdoppiamento in due me stesse, altrettanto vere e autentiche, tanto da non sapere quale delle due sognasse l’altra.
Era andata bene per due anni quando una sera di fine maggio mi scrisse Andrea. Non so perché lo fece e sinceramente nemmeno so dire per quale motivo gli risposi: non corrispondeva affatto al target che mi ero prefissata di frequentare. Anzi, un tipo del genere non avrebbe neanche dovuto starci, in quel sito di sposati fedifraghi. Con i diversi da te può essere difficile scopare anche una volta sola, giusto? E Andrea era troppo giovane, venticinque anni, single, studente. A quel tipo di utente non rispondevo mai…
Mi aveva scritto una battuta ingenua e io non avevo resistito alla tentazione di sottolineare la banalità della sua osservazione. In qualche modo, volevo mortificarlo. Invidiamo la gioventù, e quando possiamo ci prendiamo gioco di lei. Ma lui si era scusato per la battuta e lo aveva fatto in italiano corretto. Ah, l’italiano corretto… Quanto è sexy l’italiano corretto. Dalla chat passammo ai messaggi al telefono, quindi alle chiamate vocali.
Credetemi, non avevo nessuna intenzione di incontrarlo: troppo fuori dai miei schemi. Però chiamarlo ogni tanto mi piaceva, mi metteva allegria imbarazzarlo, inviargli qualche mia foto (la scollatura, una caviglia, il dettaglio di una coscia). E lo invitavo a mandarmi file vocali, frasi contenenti la lettera “r” (Andrea ha un modo tutto suo di pronunciare la “r”). Gli dicevo di essere curiosa della sua lingua mentre emetteva il suono della erre in quel modo. Ora, generalmente Andrea dopo queste battutine restava zitto al telefono. Capivo che non era abituato a conversazioni cariche di doppi sensi (che io invece adoro) e allora per giocare alzavo il tiro. Lo immaginavo diventare rosso quando intenzionalmente equivocavo, adombrando significati sessuali in parole e circostanze comuni. Insomma, mi divertivo.
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